Neuroscienze e HR: la strana coppia

The Brain is wider than the Sky - Emily Dickinson

Il cervello umano pesa in media 1,4 Kg, è costituito da 100 miliardi di neuroni e produce circa 70.000 pensieri ogni giorno. La sua complessità è qualcosa di straordinario.

Tra le molte scienze che si occupano di studiarlo e comprenderlo, le neuroscienze oggi stanno portando alcuni dei contributi più innovativi e all’avanguardia, grazie ai quali il mondo HR può esplorare nuove frontiere per la gestione delle persone.

Tutto nasce dall’ingaggio

Uno degli ambiti in cui questi studi stanno portando nuova linfa vitale alle organizzazioni è quello dell’Engagement.

Come? Individuando i fattori gestionali e sociali capaci di innescare la connessione emotiva e mentale nei confronti della propria organizzazione.

Il punto focale è la gestione della motivazione degli individui.

La motivazione è movimento

La motivazione, dal latino motus “movimento”, si basa su due meccanismi neurofisiologici che rimandano rispettivamente al circuito cerebrale del “reward” e a quello del “pain”. L’aspettativa di una “ricompensa” o di gratificazione favorisce un movimento attrattivo, spesso finalizzato al compimento di un’azione; al contrario, situazioni e stimoli dolorosi alimentano emozioni e stati d’animo negativi, fonte di stress e malessere, che provocano per questo reazioni di allontanamento e di evitamento.

Nel contesto organizzativo questo si traduce nel far “avvicinare” le persone all’azienda, nel permettere loro di mettersi in gioco anche in circostanze avverse o difficili, trasformando in obiettivi tutti quegli stimoli che alimentano la motivazione e dunque il cosiddetto “reward system”.

Nel cervello umano, alla base di un comportamento motivato, c’è un neurotrasmettitore che prende il nome di dopamina. A stimolarne la secrezione possono essere fonti primarie, come la dieta e l’attività fisica, ma anche gratificazioni non obbligatoriamente fisiologiche, come ottenere un riconoscimento o ricevere una ricompensa inattesa.

Quando si parla di motivazione, si distingue tra:

  • Reward intrinseci: la motivazione intrinseca delle persone guida la loro naturale propensione alla curiosità, alla conoscenza, all’esplorazione di nuovi ambiti di apprendimento, rendendole più aperte al cambiamento e aumentando la qualità delle loro performance.
  • Reward estrinseci: la motivazione estrinseca riguarda l’impegno che una persona riversa in un’attività per scopi che estranei all’attività stessa, quali, ad esempio, ricevere lodi o riconoscimenti.

Tre processi neuro-fisiologici da conoscere per sviluppare engagement

  • Quando le persone si sentono libere di scegliere autonomamente, le loro performance e il loro apprendimento migliorano. Ricerche effettuate tramite fMRI (Risonanza Magnetica funzionale) hanno dimostrato come l’attivazione della corteccia prefrotale ventromediale (vmPFC) abbia un ruolo preminente sulla qualità della performance e come essa intervenga solo quando si effettua una scelta auto determinata, vanificando la frustrazione legata al fallimento. Uno stile di leadership basato sulla fiducia e sull’autonomia genera quindi performance migliori nelle persone.
  • Il cervello umano è sociale, aperto ai diversi stimoli di approvazione e disapprovazione sociale, intenzionali e non, che possono essere sia le fonti principali di motivazione e ingaggio sia fonti di stress e malessere. Per questo, in ambito organizzativo, esercizi di team coaching e team building creano situazioni in cui le persone sono poste nella condizione di collaborare (la motivazione altruistica ha fondamenti neurali), di abbattere i pregiudizi, creare relazioni capaci di migliorare le dinamiche interne all’azienda. L’agire in team potenzia la motivazione.
  • Molte ricerche tramite EEG (Elettroencefalografia) hanno evidenziato come la possibilità di ricevere un feedback e di chiederlo sia correlata a una maggiore concentrazione e a un maggior livello di attenzione durante il perseguimento del compito assegnato. In ambito lavorativo è utile porre i propri collaboratori nella condizione di poter svolgere nuove attività o incoraggiarle a valicare i propri limiti. Quando il lavoro è troppo complicato, fornire un feedback positivo e puntuale ai propri collaboratori, favorisce la fiducia nelle loro capacità e la motivazione per rimettersi in gioco. Tutto questo nasce dalla capacità di dare feedback nel modo giusto.

The Brain is wider than the Sky

Motivazioni estrinseche e intrinseche muovono le persone ed è su questo mix di reward che l’organizzazione deve modellare la gestione della motivazione e dell’engagement dei propri collaboratori.

Rendere le persone motivate, ingaggiate, consapevoli delle proprie emozioni e capaci di gestirle in modo proattivo, è ciò a cui deve ambire un’organizzazione e questo è ciò che può essere raggiunto anche grazie alle evidenze date dalle neuroscienze.

La mente è qualcosa che non finiremo mai di scoprire e conoscere, di infinito e più “grande del cielo”. Solo non ponendo limiti ai nostri pensieri potremo scoprire tutto ciò che ancora sta oltre l’orizzonte.

“The Brain is wider than the Sky

For put them side by side

The one the other will contain

With ease and you beside

 

The Brain is deeper than the sea

For hold them Blue to Blue 

The one the other will absorb 

As sponges Buckets do

 

The Brain is just the weight of God

For Heft them Pound for Pound 

And they will differ if they do

As Syllable from Sound” 

 

Emily Dickinson

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